Come si cura

Gli ultimi anni hanno assistito a progressi veramente importanti nella cura delle malattie del cuore, con la conseguenza che la durata e la qualità della vita anche dei pazienti con scompenso cardiaco sono aumentate significativamente. È importante conoscere per comprenderne il significato e l’importanza dell’adesione alle terapie (“nessuna terapia è efficace se non viene messa seguita”)

Dal punto di vista terapeutico è necessario distinguere tre possibili terapie:

La terapia comportamentale (sugli stili di vita) consiste essenzialmente nel seguire un corretto stile di vita, con abitudini alimentari volte a ridurre l’apporto di sodio e di grassi con la dieta, laddove possibile un moderato esercizio fisico, e il controllo dei fattori di rischio cardiovascolari noti (fumo, ipertensione, diabete, obesità, dislipidemie).

La terapia farmacologica dello scompenso offre numerose opportunità terapeutiche. Le diverse classi di farmaci disponibili agiscono a livello di meccanismi cruciali coinvolti nella patogenesi di questa sindrome. Le principali classi di farmaci sono rappresentate dai beta-bloccanti, dagli ACE-inibitori, o dagli antagonisti dell’angiotensina, dai diuretici, dai farmaci inibitori degli ormoni mineralcorticoidi e, in casi specifici, dai glucosidi digitalici e dai vasodilatatori.

La terapia interventistica. Negli ultimi anni inoltre nei pazienti refrattari a queste terapie farmacologiche si sono aggiunte nuove possibilità terapeutiche di tipo interventistico (impianto di pace-maker bicamerali, sistemi di assistenza ventricolare, Pacemaker biventricolari, sistemi di resincronizzazione, defibrillatori) e di tipo chirurgico (trapianto cardiaco, terapie di rimodellamento ventricolare).

Ci sono nuovi modelli di cura?
Secondo le Linee Guida sullo Scompenso Cardiaco Cronico della European Society of Cardiology, “un sistema organizzato di cura specialistica dei pazienti con scompenso cardiaco migliora i sintomi e riduce le ospedalizzazioni e la mortalità”.
Le stesse linee guida puntualizzano che “il modello ottimale di assistenza dipende dalle singole realtà locali, dalle risorse disponibili e dal fatto che il modello di assistenza sia concepito per specifici sotto-gruppi di pazienti (ad esempio gravità dello scompenso, età, comorbilità) o per l’intera popolazione affetta da scompenso cardiaco cronico.
E’ pertanto necessaria una gestione integrata territoriale ed ospedaliera sulla base delle necessità del singolo paziente; ad esempio, nelle fasi di stabilità della malattia il paziente può essere seguito a livello ambulatoriale dal team Chronic Care Model, mentre nelle fasi avanzate può essere necessaria un’assistenza più intensiva come quella domiciliare integrata (ADI) o come quella ospedaliera.